Sembra una follia, ma c’era un uomo che ascoltava i colori.

E li dipingeva.

Kandinskij è l’inventore dell’arte astratta ma anche l’autore di una teoria che mescola l’arte e la musica. Le sue opere piene di colore sono sinfonie.

Vassili Kandinskij era un pittore russo, ma a trent’anni si trasferì a Monaco di Baviera, una città artisticamente molto vivace, per studiare pittura.
Nell’opera Coppia a cavallo, del 1906, si vede chiaramente come l’artista sia molto ispirato ai vivaci colori dell’arte popolare russa, esaltati dal contrasto con il nero.

L’astrattismo

Kandinskij è noto per aver inventato l’arte astratta, anche se in realtà furono diversi artisti ad andare nella direzione dell’astrattismo negli anni 10 del novecento.
La leggenda vuole che Kandinskij avesse dichiarato in una lettera che una sera, rientrato in casa, aveva visto un quadro bellissimo che lo lasciò di stucco poiché non capiva che cosa rappresentasse.
Poi si accorse che era un suo stesso quadro, semplicemente appoggiato capovolto al cavalletto!

In realtà il passaggio verso l’astrattismo fu graduale, non così improvviso e possiamo vedere come rispetto alle sue prime opere le figure divengano sempre meno riconoscibili, ed i colori sempre meno naturalistici.
Kandinskij nel 1910 arriva ad eliminare del tutto le figure e compone il primo acquerello astratto, nel quale forme e colori fluttuano liberamente senza tentare di avere un senso.

Arte e Musica

Ma perché tutto questo?
Qual’è il significato del dipingere cose che non hanno un senso logico?
Kandinskij, in quegli anni scrisse un libro nel quale spiegava la sua visione: lo spirituale nell’arte.
Scrive infatti: “La musica non ha mai bisogno di prendere a prestito le forme esteriori da usare nel suo linguaggio. La pittura è invece oggi legata alle forme tratte dalla natura.”
Come la musica non deve necessariamente avere parole per essere bella, ma può essere composta solamente  da suoni e ritmi, anche la pittura può essere composta esclusivamente da colori, linee e forme.

Il colore è il tasto, l’occhio il martelletto, l’anima è il pianoforte dalle molte corde.

Per Kandinskij il riferimento alla musica è della massima importanza.
Per lui ogni colore produce un effetto sulla psiche ed ha un suono specifico: il rosso è vitale  e ha il suono di una tuba, l’arancione è energico e risuona come una campana mentre il giallo squilla come una tromba ed è prorompente, il verde è opulento, appagato e ricorda il violino.
Il blu va dal flauto al violoncello in base alle tonalità ed è quieto e profondo. Il viola invece è instabile ed ha la voce della zampogna.

Anche le forme hanno un loro suono interiore ed interagiscono con il suono del colore accentuandolo o smorzandolo.
Ad esempio, i colori acuti vengono esaltati ed acquisiscono un suono più acuto se inseriti in forme acute, come il giallo in un triangolo, mentre i colori scuri suonano ancora più gravemente in forme profonde, ad esempio il blu all’interno del cerchio, ma allo stesso modo si può cercare anche l’effetto opposto, di contrasto. 
Il materiale artistico si può quindi combinare e ricombinare all’infinito per creare delle sinfonie visive.
Kandinskij disse che il colore è il tasto, l’occhio il martelletto, l’anima è il pianoforte dalle molte corde.

Le fasi artistiche di Kandinskij

Kandinskij lavorò assieme ad altri artisti, con i quali fondò nei primi tempi un movimento chiamato “Il cavaliere azzurro”.

Nel tempo il suo stile evolve e possiamo identificare tre fasi principali:  nella prima la pittura è molto libera e le linee morbide, come nell’opera “Improvvisazione” del 1912, in cui notiamo linee nere che quasi ricordano uno spartito musicale.

Improvvisazione 26
V. Kandiskij, 1912

La seconda fase invece è caratterizzata da forme geometriche e linee rigorose, come nella Composizione VIII del 1923.

Composizione VIII
V. Kandinskij, 1923

La terza fase infine è una ulteriore evoluzione in cui le figure cambiano e diventano più naturali.

Blu di Cielo
V. Kandiskji, 1940

Nell’opera Blu di Cielo, del 1940, vediamo infatti come le figure somiglino quasi a delle creature o delle cellule, ed infatti viene denominato stile biomorfo.

In tutte queste opere però possiamo percepire  qualcosa di musicale, ne sentiamo  il ritmo, lento o veloce, un’armonia generale, leggera e morbida o giocosa e vivace.
Possiamo davvero ascoltare il suono dei colori.

E voi cosa ne pensate?
Avreste mai immaginato che i colori avessero un suono?