Nessuno come Goya è stato in grado di rappresentare il vuoto nello sguardo, forse quello viene alla persona ritratta dopo lunghe ore di posa o forse è solo l’inizio dell’abisso delle profondità interiori.

Certo è che nei suoi ritratti, anche dei potenti, può arrivare ad essere davvero impietoso: non c’è abito lussuoso che riesca a nascondere l’essenza umana agli occhi penetranti del pittore spagnolo. 

La Mostra Goya, la ribellione della Ragione a Palazzo Reale di Milano.

Inequivocabile la timidezza di questo incisore, ma anche la positiva presenza di spirito dell’architetto Juan de Villanueva e la leggerezza del bambino Marianito.

I bambini gli interessano, dedica una serie di piccoli quadri ai loro giochi.

I giochi dei grandi invece diventano violenti e pericolosi, come nella corrida. 

Questa composizione è cinematografica, i soggetti sono stati trascinati via dalla furia del toro. Il vuoto sulla sinistra ha una sua sinistra presenza.

Goya è un pittore che da giovane ha fatto ancora in tempo ad intercettare la frivolezza del rococò, ma che arriva in breve ad essere interessato a tutto ciò che sta sotto la superficie delle cose.

In questo ritratto trionfa il sentimento romantico: la malinconia, l’introspezione, la consapevolezza.

Il fatto è che i mali del mondo sono frutto delle menti delle persone e della loro superficialità ed ignoranza e per questo meritano la satira più feroce, che Goya esprime nelle sue calcografie, incisioni su rame. 

Goya sembra chiederci, c’è davvero differenza tra i pazzi e i sani di mente? Il mendicante El Tìo Paquete fa meno danni dell’inquisizione e le teste coronate starebbero molto bene in un manicomio, e infatti Goya ce le mette, almeno con la fantasia che gli permette la pittura.

E nel Colosso, il gigante che sovrasta con i suoi pugni chiusi il paesaggio, non possiamo non vedere un altro simbolo della guerra, terribile, ineluttabile. 

Ma cosa può fare un pittore? Raccontare, aprire gli occhi. Bellissimo il suo autoritratto controluce, altra scelta molto cinematografica.

La famosa incisione “il sonno della ragione genera mostri” da una parte ci mette in guardia da quello che succede se lasciamo spegnere la ragione, dall’altro ammette che i mostri sono l’altro lato della medaglia, la ragione e la follia, come il giorno e la notte, sono complementari.

I mostri sono parte della nostra mente, che ci piaccia o meno. Per non essere in balia di essi, dobbiamo esserne consapevoli, riconoscerli.

Alla luce di tutto questo, mi commuove questo suo bozzetto raffigurante la cattura di Gesù. Quando le tenebre e la malvagità ci circondano, dobbiamo tenere accesa quella luce interiore, che è la nostra guida, la nostra coscienza.